377_CD_COVER_Sebastiano-Dessanay Notizie

Album 377: di Sebastiano Dessanay

Il 23 aprile 2022 è finalmente uscito il tanto atteso disco 377: di Sebastiano Dessanay, con e musiche scritte durante il 377project! Trattasi di un DOPPIO CD in DIGIPACK DELUXE contenente un libretto in formato POSTER A3.

Il disco è acquistabile nelle seguenti modalità:

  • Sul negozio dell’associazione 377 (tramite carta, bonifico bancario, PayPal)
  • Sulla pagina Bandcamp di Sebastiano Dessanay
  • Presso i seguenti negozi di dischi in Sardegna:
    – Alta Fedeltà – Via Grazia Deledda, 27, 09127 Cagliari CA
    – Mr Musick – Piazza Goffredo Mameli, 1, 08100 Nuoro NU
    – Messaggerie Sarde – Piazza Castello, 11, 07100 Sassari SS
    Libreria Emmepi Ubik – Corso Umberto I, 235, 08015 Macomer NU
    Closer Rock Shop – Via Tirso, 148, 09170 Oristano OR


Sebastiano Dessanay contrabbasso, ukulele basso, composizioni
Peter Waters pianoforte
Roberto Migoni batteria
Francesco Morittu chitarra classica e campidanese

e

Emanuele Contis sassofono soprano su A su printzípiu e Tramas coloridas
Max De Aloe armonica cromatica su I fili di Maria e Le luci calano sul Campidano

e frammenti di:

Nicola Loi all’inizio di Spéndulas
Su Cunsertu Bonarcadesu 
all’inizio di Altopiani basaltici
Coro di Ozieri all’inizio di Ammentos
Giovanni Magrini e Michele Mastio 
all’inizio di I fili di Maria
I giocattoli del vento di Michele Loi all’inizio di La leggenda di Rebeccu
Silvano Fadda all’inizio di Tramas coloridas
Tenore de Orosei Antoni Milia 
all’inizio di Sa processioni
Tonio StaraPiero Piras e Diego Deidda 
tra Sa processioni Le luci calano sul Campidano

Artwork e design di Valentina Vinci

Una produzione di Sebastiano Dessanay e Associazione 377
© Sebastiano Dessanay
℗ 2022 Sebastiano Dessanay e Associazione 377
ALL RIGHTS RESERVED


Contenuto:

DISC 1
01 Si parte!
02 A su printzípiu
03 Attraverso i monti
04 (Dopo 40 giorni e 40 notti) finalmente il mare
05 In laguna
06 Balentes
07 Preghiera del pastore
08 Alla cantoniera
09 Spéndulas
10 Altopiani basaltici
11 Sotto le pale eoliche
12 Ammentos
13 I fili di Maria
14 Tutto brucia (salvate gli animali!)

DISC 2
01 Ballu
02 Incontros
03 La leggenda di Rebeccu
04 Montalbo
05 Sacro profano
06 Tramas coloridas
07 Ospitalità e diffidenza (quello che entra nelle case)
08 Alzàti e falàti
09 Miniere
10 I flussi di Molara
11 Sa processioni
12 Le luci calano sul Campidano
13 In s’aera
14 Il viaggio continua…

377 project è un progetto artistico dedicato alla Sardegna. Tra il 2018 e il 2019, in solitaria per 14 mesi, ho visitato i 377 comuni della Sardegna, uno al giorno, viaggiando esclusivamente in bicicletta. Fuori dalle rotte e dalle logiche del turismo contemporaneo, con un ukulele basso nel bagaglio essenziale, è stata per me l’occasione di raccontare la mia isola in suoni, parole e immagini: una terra piccola, che qualcuno definì «quasi un continente» ma che io preferisco chiamare, per le sterminate diversità che contiene all’interno, «tanti continenti».

Ciò che mi ha spinto ad intraprendere questo viaggio è stato il desiderio di conoscere a fondo la mia terra, i paesaggi, i nuclei urbani e le persone, lasciando che la mia musica ne assorbisse l’essenza. Con il mio ukulele basso ho così composto 377 frammenti sonori, uno al giorno per ogni comune visitato, con l’idea di arrangiarli ed espanderli ad altri strumenti una volta terminato il viaggio.

Il raffinatissimo tocco di Peter Waters, il solido drumming di Roberto Migoni, l’inventiva di Francesco Morittu, il lirismo degli ospiti Max De Aloe e Emanuele Contis, nonché le loro idee ed arrangiamenti, hanno impreziosito i miei frammenti i quali hanno preso vita, diventando versioni poliedriche di ciò che in origine avevo creato con il solo ukulele basso.

Interagendo col suono del mio contrabbasso questi musicisti hanno contribuito a creare sonorità e atmosfere che descrivono bene in musica ciò che ho provato durante il viaggio: l’entusiasmo dell’inizio, lo stupore davanti a scenari incredibili, davanti alla natura, all’archeologia, la malinconia trasmessa da alcuni piccoli paesi in via di spopolamento, la calma ammirando alcuni paesaggi incontaminati e a volte desolati, l’energia degli abitanti di alcuni paesi vivaci, e anche la tristezza di alcune storie narrate.

Ho inoltre deciso di inserire in questo lavoro alcune registrazioni effettuate in viaggio, per dare l’idea dei suoni che mi accompagnavano tra un paese e l’altro, suoni della natura ma anche di attività umane e di musiche della tradizione sarda eseguite da artisti che ho incrociato lungo il viaggio.

377 è un numero magico, uno dei pochi a tre cifre nella sequenza di Fibonacci, quindi legato alla sezione aurea, un numero che in natura unisce il micro al macro, l’umano al divino, e che ha riempito di bellezza e di aura speciale questo progetto.

Spero che l’ascolto di questo lavoro possa avvenire in maniera lenta e creativa, possibilmente attraverso un buon impianto di trasmissione del suono, in modo che anche voi possiate compiere un viaggio indimenticabile come quello che ho compiuto io attraverso la Sardegna.

Buon ascolto!

Sebastiano Dessanay

 

377-project-disco-crowdfunding Notizie

377: il disco – Campagna Crowdfunding

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Carissimi amici,

dopo quasi due anni dalla fine del mio viaggio in bicicletta attraverso i 377 comuni della Sardegna sto finalmente per realizzare uno dei prodotti artistici a cui tengo di più, il disco delle musiche scritte in viaggio con il mio ukulele basso. Insieme a me nel disco ci saranno i fenomenali musicisti Peter WatersRoberto MigoniFrancesco Morittu, e gli ospiti Emanuele Contis Max De Aloe.

Per realizzare questo disco ho bisogno del vostro aiuto!

La campagna di Crowdfunding

Oggi è partita la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. Ciascuno di voi potrà contribuire alla realizzazione del disco 377 con una donazione libera o con una donazione che prevede delle ricompense originali tra cui:

  • Il disco in CD o VINILE
  • Gadget di design originale 377 tra cui shopper, tazze e maglietta
  • Stampa serigrafica itinerario 377
  • Tappeto artigianale itinerario 377

Andate a frugare sulla Pagina del Crowdfunding e troverete tutti i dettagli sul progetto, il disco e gli omaggi.
Donate qui se potete, anche un piccolo importo può fare la differenza! Sarete di immenso aiuto anche se diffonderete questo link e mi aiuterete a raggiungere l’obiettivo. La campagna ha durata di un mese…forzaaaaa!!!

Vi ringrazio in anticipo per la vostra collaborazione e non vedo l’ora che questo nuovo prodotto del 377 project possa vedere la luce. Soprattutto non vedo l’ora di poter dire che anche questo è potuto avvenire principalmente grazie alla generosità delle persone!

Sebastiano Dessanay e l’Associazione 377

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377/377: Cagliari

ISPIRAZIONE

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Margine Rosso di Quartu Sant’Elena, brutta giornata d’inverno. Stesso luogo dove più di un anno fa, in bellissime giornate estive, pianificavo questo folle viaggio.

Molta stanchezza, ma ho un ultimo sprazzo d’adrenalina e di energia. Ho dormito bene. Ben diverso dalla notte prima della partenza a Nuoro nella quale quasi non chiusi occhio.

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Bagagli sempre con me, ukulele compreso, mi metto in viaggio per l’ultima tappa, alla volta della mia città natale, tragitto che mi sono già immaginato centinaia di volte, fantasticando sull’arrivo.

Costeggio la spiaggia del Poetto, l’entusiasmo sale, arrivo al cartello d’ingresso Cagliari, ultima volta dell’adesivo 377, e l’entusiasmo sale ancora, poi area di Molentargius e delle Saline, vasche salanti, canali, e in lontananza le colline calcaree di Cagliari, Sella del Diavolo, Sant’Elia, Monte Urpinu, e oltre all’entusiasmo monta anche l’emozione.

Lungo strada si sono uniti a me alcuni amici e tutti insieme verso via Roma per l’ultimo, ma veramente ultimo, ed emozionante tratto.

377-Cagliari-blog-2 by Francesca Ardau
Foto di Francesca Ardau

Via Roma, per fortuna il semaforo angolo Rinascente è verde e non devo fermarmi, con le persone fuori dal Municipio che già acclamano, e le vedo tutte, accoglienza strepitosa al grido di “bravo Seba!” e un “tagliati la barba!”.

Familiari, amici cari, e amici accumulati in viaggio, gente da tutta Sardegna: Cardedu, Furtei, Dorgali, Pimentel, Seui, Sant’Antioco, Pattada, Capoterra, Narbolia, Ozieri, Santa Giusta, Morgongiori, Serri, Oristano, Sadali, Tula, Quartu Sant’Elena, Perdaxius, Austis, Villaputzu, Siliqua, Orosei, Serrenti, Marrubiu, Guspini, Silius, Decimomannu, Mandas, Guasila, Norbello, Uta, San Nicolò d’Arcidano, Villa San Pietro, Nule, Monastir, San Gavino Monreale, Nuoro, Gonnesa, Cabras, Berchidda, San Sperate, Seulo, Nureci, Sardara, Donori, e chissà quanti altri mi sfuggono o non ho neanche visto, e ovviamente moltissimi da Cagliari.

E fotografi, giornalisti, e lo champagne aperto a mo’ di vincita gran premio di Formula Uno, e la barba da tagliare innaffiata di bollicine!

E poi la splendida accoglienza dell’amministrazione del Comune di Cagliari, dal Sindaco Paolo Truzzu, l’assessore al Turismo Alessandro Sorgia e gli altri assessori e consiglieri, ci sono tutti e io stringo le mani con le mie umide di champagne, e i rappresentanti della Città Metropolitana, sorrido a tutti, saluto amici, faccio dichiarazioni e selfie a non finire, me la godo tutta!

377-Cagliari-blog-3 by Francesca Ardau
Foto di Francesca Ardau

Poi in aula consiliare, discorsi, applausi, Giacomo Serreli che fa domande, risposte, applausi, musica da solo e con gli amici musicisti Tenores Antoni Milia di Orosei e i Fantafolk, Andrea Pisu alle launeddas e Vanni Masala all’organetto.

E doni, e ancora applausi e poi un bel rinfresco offerto dalla Coldiretti dove posso salutare e ringraziare tutti quelli che son venuti da lontano a godersi questo momento!

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Finalmente, quando tutto si acquieta un po’ e la gente va via, posso rilassarmi con qualche amico che poi mi seguirà nell’ultima parte della giornata, la passeggiata turistica in compagnia di Roberto dell’ufficio Cagliari Turismo, che ci racconta alcuni fatti, personaggi e segreti di questa città, la città del sole che è uscito, ma che tramonterà presto.

Dal bellissimo Municipio, insieme a un nutrito gruppetto di amici, saliamo verso Piazza Yenne e ascoltiamo la storia della statua di Carlo Felice, che un tempo puntava il dito verso il porto, l’inizio della “Carlo Felice”, ma poi la ruotarono quando il dito ormai indicava solo delle latrine pubbliche.

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Poi su tra i negozi di via Manno, uno dei lati dello storico quartiere della Marina, e l’ingresso nel quartiere Castello dalla porta dei due Leoni, il Teatro Civico senza copertura, il palazzo Boyl con le palle di cannone incastonate a ricordo dei bombardamenti da parte di inglesi, spagnoli e francesi, il Bastione, la sua piazzetta D.H. Lawrence, dalla terrazza del quale avvisto i luoghi che conosco così bene, il quartiere di Villanova, San Benedetto, Monte Urpinu, ai piedi del quale son nato e cresciuto.

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Saliamo in via Canelles tra targhe e case-torre, alcune ancora in rovina dai bombardamenti americani di quasi 80 anni fa. Ancora panorami, la “pietra cantone” bianca dappertutto, e l’arrivo in Cattedrale dal portico in via del Fossario, l’ingresso nella bellissima chiesa, la discesa nell’incredibilmente decorata cripta che contiene le reliquie di tutti i martiri cagliaritani.

Usciamo col buio e nel rientrare verso piazza Yenne costeggiamo l’antico Municipio ed il Palazzo Regio. Arriviamo fino a Piazza Indipendenza e la Porta Cristina, con la bella torre di San Pancrazio illuminata e il Museo Archeologico chiuso.

Poi giù, verso via La Marmora e in via Santa Croce, passando dal Ghetto degli Ebrei, che al momento ospita una bella mostra fotografica che non abbiamo tempo di vedere.

Il Bastione di Santa Croce, affacciato sulle luci dell’altro quartiere storico, Stampace, con le sue moltissime chiese tra cui quella che ospita Sant’Efisio, e la via Stretta, strettissima, dove passiamo a stento tra le piante.

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Una volta usciti dalla Porta dell’Elefante, con la sua omonima torre su un lato della quale si trova il bianco elefantino di calcare, scendiamo le scalette Santa Chiara.

Ci rendiamo conto che il tour che sarebbe dovuto durare un’oretta, in realtà è prossimo alle tre ore, per la mia ancora insaziabile voglia di sapere, di fermarmi a salutare persone e a parlare con questo e con quello.

In Piazza Yenne ci salutiamo e adesso sono veramente arrivato alla conclusione di quest’avventura durata quattordici mesi, circa 5000 chilometri di pura libertà in luoghi magici.

Lo stretto abbraccio di un’isola e delle sue 377 comunità, migliaia di persone incontrate, centinaia di esperienze, decine e decine di nuove amicizie.

Mi sento soddisfatto.

Ce l’ho fatta. Ma non è finita qui…

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Foto di Maria Vittoria Pericu

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Come riassumere Cagliari in una giornata? Impossibile.

Allora per l’ultima serie “I Grandi Assenti” ecco ciò che di Cagliari non ho potuto vedere oggi, ma che per fortuna conosco bene e che vi invito a visitare: la spiaggia del Poetto, bagni d’estate, passeggiate e caffettini nei suoi innumerevoli chioschi d’inverno.

Il vecchio borgo Sant’Elia e il Lazzaretto, la basilica di Bonaria, con la sua necropoli, e il cimitero monumentale, la necropoli di Tuvixeddu e la Grotta della Vipera.

Monte Urpinu, il colle di San Michele col suo castello, l’Anfiteatro Romano.

I musei, l’Archeologico, la Cittadella dei Musei, i Giardini Pubblici e la Galleria Comunale d’Arte, il mercato di San Benedetto, uno spettacolo al Teatro Lirico, una passeggiata nelle vie commerciali, una cena in uno dei numerosi ristorantini del centro storico.

E se potete arrivare a Cagliari in nave, fatelo. È vero, dall’aereo, arrivando dal mare, spesso si sfiorano le bianche colline calcaree e la città, ma dal mare vi sembrerà di “entrare” nelle viscere di questa bellissima città.

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371/377: Soleminis

ISPIRAZIONE

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Oggi gioco in casa. Nessun viaggio. Sono qui da ieri notte, finalmente comodo a casa dei miei genitori, dopo un giorno di meritato riposo. Manca solo una settimana alla fine del viaggio e questa pausa mi sta ricaricando per godermi il finale pieno di energia.

Appuntamento alle 10 con Davide, un amico e collega di studi nel corso di contrabbasso al Conservatorio di Cagliari, che vive qui a Soleminis dall’età di 13, ma nato a Cagliari e vissuto in Sicilia, poi a Nuoro, prima di approdare in questo ridente paesino a due passi da Cagliari.

Una storia simile alla mia, solo che Davide adesso è specializzando in medicina e il contrabbasso rimane nella sua stanza, in attesa un giorno di essere ripreso a studiare seriamente!

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Iniziamo il giro in bicicletta uscendo dal paese in direzione Monte Arrubiu.

Conosco bene queste colline, quasi montagne, avendole rilevate tutte nel dettaglio per la mia tesi di laurea in geologia, e poi ci son venuto spesso, sia in bici che a piedi, ogni volta che desideravo tranquillità a osservare il panorama.

Finito l’asfalto entriamo nell’area della Forestale, e ci aspetta un po’ di sterrato, fino a raggiungere un caseggiato e la Madonnina.

Essendo domenica, c’è un po’ di gente che passeggia e ci passano accanto dei bikers, probabilmente ignari del mio progetto. Saliamo a piedi tirandoci dietro le bici fino a un deposito d’acqua, dal quale si gode una vista spettacolare, e il paesino di Soleminis appare minuscolo sotto di noi.

Riscendiamo in picchiata incrociando qualche cagnolino, per fortuna innocuo, e rientriamo fino alla chiesa parrocchiale di San Giacomo, dove è in corso la messa domenicale.

Questo era il primo nucleo del paese e, all’interno della chiesa, si trovano dei preziosi dipinti e un crocifisso ligneo che mi riprometto di vedere in altra occasione.

Soleminis è anche uno dei centri dove passa il Cammino di Santu Jacu, il Santiago sardo.

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Riusciamo dal paese in direzione Sa Cavana, una località dove si trova qualche casa sparsa, inclusa quella conosciuta come “luogo misterioso”, dove in passato si organizzavano concerti ed eventi culturali, e dove son stati registrati svariati dischi di artisti sardi.

Da qui possiamo anche ammirare la collinetta di Cuccuru ‘e Cresia, dove si trovano dei resti archeologici, chissà che anche qui non ci sia una Barumini nascosta, più grande dell’originale (il tormentone locale per ogni collina dalla Marmilla in giù!).

Costeggiamo le vigne delle tenute Pili, produttori di buon vino locale, e risalendo uno sterrato, che nell’ultimo tratto si fa ripidissimo, arriviamo alla chiesa campestre di Sant’Isidoro, altro punto dal quale, dall’alto, si vede il paese.

Proseguendo per una strada bianca arriviamo alla sommità di una collina dalla quale finalmente la vista si estende fino a Cagliari e al suo territorio, inclusa la Sella del Diavolo, il mio traguardo finalmente in vista!

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Ritorniamo in paese proprio prima di pranzo, costeggiando per un po’ la linea ferroviaria e arrivando proprio alla stazione del treno, quello che un tempo da Cagliari, e ora da Monserrato, arriva fino a Mandas e a Isili, la tratta percorsa dallo scrittore inglese D.H. Lawrence che descrisse l’esperienza nel suo libro Mare e Sardegna.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

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Vado a salutare i vicini di casa, Lucio e Clelia, dopo tanto tempo, per chiedere anche dei contatti in paese che mi possano raccontare qualche storia.

Lucio mi mette in contatto col cugino Alberto, che con la moglie Paola hanno messo su l’associazione Elisa Deiana, in ricordo della loro figlia, morta in un incidente stradale a soli 20 anni.

Proprio dall’altro lato della collinetta di Cuccuru ‘e Cresia, ai bordi del paese, sorge una bella struttura, la Casa di Elisa, dove mi reco per incontrare i signori Deiana, che mi accolgono e mi raccontano questa bella storia nata da una tragedia.

Alberto mi racconta che un giorno dopo la morte di Elisa, sfogliando tra tutte le carte della bellissima figlia, trovarono uno scritto di quando Elisa aveva solo 8 anni che diceva: “Riflessione: io ho tutto, però desidero avere una casa dove ospitare della gente che non ha casa, perché credo che sto facendo poco per loro. Io, non è che voglio una gran piscina, ma vorrei aiutare sempre le persone” (testo originale).

Gli organi di Elisa vennero donati subito dopo la morte, e il suo fegato fu utilizzato per il primo trapianto in assoluto in Sardegna.

Da qui l’idea di onorarne la memoria con un’associazione che si dedicasse ad aiutare i trapiantati e le loro famiglie.

All’inizio con la vendita di piccoli oggetti, e poi con le donazioni del 5 per mille, pian piano Alberto e Paola riescono a poggiare la prima pietra di questa struttura nel 2011, e finalmente ad aprirla nel 2018, riuscendo a ospitare nel primo anno più di 700 persone, gratuitamente, e senza accettare nessun tipo di offerta.

Mi mostrano con orgoglio una delle stanze (l’unica libera), la cucina, la sala lavatrici, e il giardino esterno con un bell’ulivo secolare…Il “primo trapiantato della struttura” aggiunge Alberto sull’ulivo appartenuto al nonno e portato qui da quel terreno.

Racconto ad Alberto del mio viaggio, e di aver effettivamente visto in moltissime attività commerciali in tutta la Sardegna le colonnine in cartone con la faccia di Elisa, per la raccolta fondi dell’associazione.

Alberto mi racconta che ogni marzo, lui alla guida e Paola come navigatrice, si mettono in macchina per raggiungere tutti i comuni della Sardegna, per la consegna delle colonnine in cartone (che in questo momento alcuni volontari stanno confezionando in una sala della Casa di Elisa).

Li hanno visitati tutti e 377, svariate volte…Per amore della figlia.

Segariu 377 tappa

356/377: Segariu

ISPIRAZIONE

Segariu
Altare alla chiesa di Sant’Antonio

Oggi solamente due chilometri in pianura. Li percorro nel freddo mattutino ammirando le colline intorno, mezzo coperte di nebbia, le cui sommità calcaree di stagliano in aria nello stile dei tacchi dell’Ogliastra.

Me l’avevano anticipato, nel cartello d’ingresso, oltre al nome Segariu compare un “Las Vegas” aggiunto a pennarello… E io ci aggiungo il mio adesivo!

Arrivo alla piazza principale dove mi accoglie Alex, il giovane vice-sindaco che, dopo avermi offerto un caffè e portato a lasciare bici e bagagli alla casa dove dormirò stanotte, mi accompagna a vedere un po’ di cose, raccontandomi alcune vicende di questo paese, crocevia tra Medio Campidano, Marmilla e Trexenta, ai piedi di colline calcaree completamente sventrate dalle attività estrattive, che sostituirono per sempre l’attività storica di questo paese, la produzione di tegole.

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Chiesa di Sant’Antonio

Mentre costeggiamo il Rio Pau che attraversa il paese, poi attraversando il Rio Lanessi, Alex mi racconta della terribile alluvione del 2008 che ha lasciato danni notevoli e fango in tutto il centro del paese. Da allora gli argini son stati rinforzati anche se i lavori devono ancora terminare.

Arriviamo alla chiesetta di Sant’Antonio da Padova, edificata sopra un pozzo sacro nuragico, al quale accediamo tramite una botola in legno che scopre le scale che scendono fino alla cavità piena d’acqua proprio sotto l’altare! Non lontano da qui si trova il nuraghe Sant’Antonio, quadrilobato, di cui rimane poco, ma con ancora tanto da scavare, anche nelle sue vicinanze.

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Dettaglio al Museo delle Tegole

Poco più avanti si trovano degli impianti sportivi nuovi e delle strutture, la Casa dell’Artista, un forno per le tegole riedificato all’aperto, e il Museo delle Tegole dove, oltre alla storia dei materiali e della produzione della tegola, si trova una sezione dedicata alla storia estrattiva delle cave di calcare e di caolino.

Alcuni pannelli descrivono i ritrovamenti archeologici, tra cui una bella dea madre oggi custodita al museo di Cagliari, ritrovata da un agricoltore che arava i suoi campi verso Serrenti. Qui fuori si trovano anche delle capanne pre-nuragiche, spostate pezzo per pezzo dalla zona delle cave.

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Pozzi a Sa Mitza

Dopo una passeggiata in centro, tra le strade ricche di pozzi e su cui affacciano vecchi portali in legno, risaliamo verso la zona alta, e arriviamo a Sa Mitza dove si trovano due pozzi del 1913.

Qui vicino vi sono anche diversi fornaci dove si produceva la calce. Un signore ci dice che Segariu è il paese delle sette chiese (alcune scomparse come quella di San Sebastiano), delle sette fontane e dei sette vicinati. Da qui ci spostiamo sull’altra collina dove si trova una bella pineta e da cui possiamo ammirare il bel panorama sui campi e le colline della Marmilla, fino alla Giara di Gesturi.

Segariu
Le colline a ridosso del paese

Prima di pranzo riusciamo a superare un ponte canale che porta acqua verso la diga di Furtei e a raggiungere una bella zona boscosa dove ci arrampichiamo per arrivare ai costoni calcarei, Is Costas, dove ci sono resti di domus de janas, grotte e rifugi di pastori. Di fronte a noi un bellissimo panorama e altri picchi calcarei detti Sa moba ‘e su casteddu.

Nel pomeriggio, dopo aver visitato le cave Tagliaferri, concludiamo alla chiesa di San Giorgio, di fronte all’ex Monte Granatico, all’interno della quale si trova un bellissimo retablo policromo.

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Segariu
Cave Tagliaferri

Le attività estrattive in Sardegna, più che novelle possono essere considerati romanzi, come quello delle cave Tagliaferri, che visitiamo nel pomeriggio, le uniche rimaste aperte dopo che quelle Vargiu, lì accanto, chiusero diversi anni fa.

Qui incontriamo il direttore del cantiere che ci accompagna nella visita, tra impianti per la produzione di svariati materiali prodotti dallo sbriciolamento di questi calcari fossiliferi miocenici.

Le attività iniziarono negli anni Sessanta, ma ormai la produzione è calata talmente tanto dopo la crisi che le sirene, che avvisano il paese dell’imminente esplosione di una mina, suonano solo una volta al mese, mentre prima anche due o tre volte alla settimana.

Saliamo in macchina lungo i gradoni dei fronti di cava e, arrivati in cima, la vista con i macchinari sotto è impressionante. Il direttore cerca i punti migliori da cui scattare una foto. Poi avvista una struttura enorme, dalla quale si allunga una passerella nel vuoto della cava. “Seguimi”.

Tentenno un po’, ma entro sulla passerella che si allunga nel vuoto. Iniziano a farmi male i piedi. Mi ricordo di tutte le volte in cui, in questo viaggio, son stato sul filo di strapiombi incredibili, oppure di quando mi sono arrampicato su un nuraghe dalla parete esterna, o quando ho attraversato il ponte del trenino verde, e mi faccio coraggio.

Cammino nel vuoto e arrivo alla fine della passerella. Da qui faccio foto di sotto, di fronte e ai lati. Il senso di vertigine non c’è. “Non soffri di vertigine, hai solo paura del vuoto”, mi dice il direttore.

Forse è la paura del vuoto che ci sarà alla fine di questo viaggio?

Furtei 377 tappa

355/377: Furtei

ISPIRAZIONE

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Davanti alla chiesa di Santa Barbara

Sembra incredibile ma anche oggi a Furtei, come capitato ieri a Serrenti, mi aspetta un’auto storica, una Fiat 500 del 1969! È di Enrico che oggi mi ospita, e sulla quale, insieme al cugino Alberto, che mi ospitò nella lontanissima giornata di Norbello, ci porta in giro per il paese e il suo territorio.

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Casa Setzu

Al rombo della Cinquecento percorriamo le strette strade del centro storico, ricche di vecchi portali, alcune case storiche come Casa Setzu, e fermandoci a visitare le chiese, quella di Santa Barbara, con dei bei portali di bronzo e all’interno un importante dipinto della scuola di Cavaro oltre che delle antiche sepolture sotto la botola della sagrestia, e quella di San Narciso, dalla facciata in pietre multicolore, alcune contenenti delle misteriose ‘coppelle’.

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Chiesa di San Narciso

Oltre il Rio Mannu, su una collina si trova la chiesetta di San Biagio, dove un tempo sorgeva il primo nucleo di Furtei, chiamato Nuraxi. Ci spingiamo fino alla borgata di Santu Miali, dove si trova una centrale elettrica. Siamo vicini al bacino artificiale Sa forrada de s’acqua, chiuso da un’imponente diga.

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Bacino artificiale all’interno dell’area mineraria dismessa

Addentrandoci tra queste colline Enrico e Alberto mi fanno notare la devastazione prodotta dalle ricerche di oro effettuate dall’australiana Sardinia Gold Mining e ormai concluse da anni. Oltre allo sventramento delle colline, e quindi al grosso danno estetico prodotto, sembra che questi terreni, e quindi le relative acque di superficie, siano ricche di sostanze inquinanti, soprattutto cianuro. Si ripropone così un tema scottante in Sardegna, quello dell’industria che sembra portare benefici solo a pochi, spesso non sardi, e a lasciare sul territorio solamente danni che solo i secoli, forse, potranno riparare.

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Ammasso di sterili nell’area mineraria dismessa

 

FRAMMENTI SONORI

Furtei

 

BREVI NOVELLE SARDE

Basta. Scappo in treno” è stata la missione di Stefano, nativo di Furtei, e la sua compagna Tiziana. In 44 giorni e 20.600 chilometri in treno sono andati a caccia di sardi residenti all’estero e, dal Portogallo al Vietnam, ne hanno incontrati un centinaio.

Una delle cose più belle della loro esperienza, come della mia, è stato il fatto di essere ospitati da persone che non li conoscevano. Come ad esempio in Olanda, dove la coppia è stata ospitata da Ignazio, originario di Villa Sant’Antonio, che si è reinventato un lavoro: vendere gelati con un carretto ambulante.

Oppure il proprietario di un ristorante sardo a Pechino che ha organizzato una cena con altri sardi, per devolvere l’intero ricavato alla coppia. In Cina hanno anche rischiato una pericolosa sanzione dormendo in tenda sulla Muraglia Cinese!

Serrenti 377 tappa

354/377: Serrenti

ISPIRAZIONE

Serrenti
Le colline intorno a Serrenti

Serrenti, Città dell’Olio e della Terra Cruda, mi attende in pompa magna in Municipio! Insieme alle assessore Maura e Federica che mi danno il benvenuto ci sono la cara amica Cristina, serrentese trapiantata ormai nel cagliaritano, e Marco e Anna che mi danno ospitalità. La giornata si prospetta lunga e piena di impegni!

Serrenti
Chiesa di San Giacomo

Ho l’onore di venire scarrozzato da Marco su una Fiat 500 Autobianchi Giardiniera del 1969, una vera rarità! Facciamo un piccolo tour delle chiese, prima la collinetta dove si trova la Trecentesca chiesa di San Giacomo; poi il santuario romanico di  Santa Vitalia, particolare perché la chiesa venne ruotata all’inizio del secolo scorso per cui la bella facciata originaria oggi si trova su un lato…devo ammettere che la facciata odierna non ha paragoni con l’originale! Infine la chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine Immacolata, con una facciata che sembra un tempio e uno sfarzoso interno.

Serrenti
Fedele alla parrocchiale della Santissima Beata Vergine Immacolata

Molte sono le case costruite in terra cruda, ma è dominante anche la trachite proveniente dai rilievi vulcanici che circondano il paese, di cui sono costituiti anche i bellissimi portali che circondano gli ingressi delle case campidanesi.

Serrenti
Antichi portali

A Monti Crastu ci sta aspettando Angelo per il pranzo. Questo fianco di collina è diventato un vero e proprio parco tematico, ricco di sculture, un pinneto, una cascata a vasi comunicanti, perfino la ricostruzione di un pozzo sacro! Tutta opera delle mani di Angelo!

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Vista da Monti Crastu

Percorrendo un sentiero sulla collina arriviamo ad un menhir e ad un salottino all’aperto in pietra dal quale si può ammirare tutto il territorio circostante. Qui Angelo coltiva anche una incredibile varietà di erbe officinali, pepe rosa, incenso, salvia e tante altre.

“È un luogo energetico” mi assicura Angelo. Da qui si vede la collina di Monti Mannu dove si trova un protonuraghe nel quale vennero ritrovato importanti reperti della cultura di Bonnanaro.

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Serrenti al tramonto

In serata Marco e Anna hanno organizzato un’esibizione a casa loro, un’abitazione storica nel centro del paese. L’andito funge da sala concerto e ad un’estremità ci esibiamo noi, Marco alla chitarra e Anna alla voce. Il luogo si riempie di persone e amici curiosi di ascoltare la mia storia e la nostra musica in un luogo suggestivo, quasi cinematografico.

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Pronti per la performance!

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

A Serrenti sorse una delle prime sale cinematografiche di tutta la Sardegna, nel 1920. L’eredità è talmente grande che un abitante, un ex-ingegnere ha adibito una stanza di casa sua a Museo del Cinema, dove ha raccolto macchine antiche, vecchi arredi e materiale che racconta la storia del cinema d’altri tempi. A Sa Domu in Ladiri, la casa di mattoni di fango chiamata anche “la vetrina” che ho visto nella mia visita mattutina, si continuano a fare proiezioni e qui ha base un circolo di giovani appassionati di cinema.

Serrenti
Il vecchio cinema sulla Via Nazionale

Ma Marco ha un sogno: recuperare il vecchio cinema di famiglia, sorto sulla via principale nel 1964, e ridargli vita con eventi e spettacoli, che includano anche proiezioni cinematografiche, ma soprattutto con laboratori artistici. Mi ci porta, in mezzo alle seggiole e ad un antico proiettore, mentre mi parla del legame tra Serrenti e il cinema e dei lavori che con Anna stanno portando avanti, con attori di teatro, per riuscire un giorno a rianimare questo luogo.

Samassi 377 tappa

353/377: Samassi

ISPIRAZIONE

Samassi
Chiesa di San Gemiliano

Viaggio attraverso i campi di Sanluri Stato, cercando di riunirmi alla statale per Samassi e invece mi ritrovo infangato in strade bianche e acquitrini che le recenti piogge abbondanti hanno creato. Impiego un po’ a trovare una via d’uscita e finalmente imbocco la strada maestra!

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Abitazione in terra cruda

L’assessore Roberta mi accoglie e mi guida attraverso questo paese del Campidano che fa parte dell’associazione internazionale Città della Terra Cruda. La maggior parte delle costruzioni qui hanno ancora i ladiri a vista. La casa che ospita la biblioteca per esempio è tutta completamente in terra cruda. Fa davvero impressione pensare come questo materiale possa resistere al tempo e reggere un intero edificio.

Samassi
Esperimenti in terra cruda durante le residenze artistiche del festival MedInArt

Durante il festival MedInArt ogni anno si svolgono eventi e residenze d’artista e quest’anno in contemporanea è stato avviato il Cantiere Condiviso per il recupero delle case di terra. Una di queste antiche case che sta venendo recuperata è Casa Ghisu, dove si spera potranno avvenire ulteriori residenze artistiche.

Sopra il Bar Centrale un murale di Crisa rappresenta due elementi fondamentali di questo comune: i carciofi e il cinema. I primi fanno parte di una delle principali produzioni agricole del territorio; il secondo è un riferimento al Cinema Italia, l’unico ancora presente in un paese di queste dimensioni!

Samassi
Ingresso della chiesa parrocchiale della Beata Vergine

Belle le chiese del paese: la chiesetta di Santa Margherita riflette influenze greco-bizantine; quella medioevale in stile romanico di San Gemiliano nasconde sotto il pavimento una tomba vandala. Poi c’è la chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato, con una facciata sobria ma dagli interessanti dettagli decorativi, e un interno ricco di marmi pregiati e un bellissimo organo antico.

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Organo alla chiesa parrocchiale della Beata Vergine

Marina e Ignazio mi fanno visitare la loro casa, Casa Pau, tutta in ladiri, con un ampio cortile circondato da un bellissimo loggiato e degli interni che sfoggiano stupendi pavimenti di una volta.

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Casa Pau

Da Giacomo, proprietario del winebar Soleluna, prendo un aperitivo con Walter dell’Associazione Terra Cruda, che mi parla del video “Abitare la terra” che mi riprometto di guardare, ed Emanuele Contis, amico musicista che mi ospita oggi, e che fa parte di quella lunga schiera di talenti musicali che questo paese ha sfornato.

Samassi
Muro in terra cruda al winebar Soleluna

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

“Attraverso un severo e competitivo processo di ammissione, ti sei distinto e sei stato selezionato per partecipare al BERKLEE MASTER’S PROGRAM. Congratulazioni!”. Con queste parole il direttore del Master in Composizione di Musica per il Cinema ha comunicato ad Emanuele Contis la sua ammissione al prestigioso Berklee College of Music, un luogo mitico, che ha dato i natali ad artisti come Pat Metheny, Quincy Jones, Keith Jarrett, Al Di Meola e tantissimi altri.

Emanuele ha una laurea in Ingegneria Civile all’Università di Cagliari ma è conosciuto ed apprezzato in tutta l’isola come musicista, compositore e sound designer. Ha colto l’occasione di una vita, frequentare la migliore Università privata di musica al mondo, e oggi è impegnato a dimostrare che la fiducia del Berklee College of Music è stata ben riposta!

Oggi Emanuele mi ha organizzato anche l’incontro con una delle bande più importanti della Sardegna: La Banda Musicale Lao Silesu. Stanislao “Lao” Silesu è stato un importante compositore europeo, nato a Samassi e poi vissuto a Parigi dove si è fatto distinguere per le sue canzoni portate in tutto il mondo da importanti cantanti quali Enrico Caruso e altri.

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Alle prove della Banda Musicale Stanislao Silesu

Oggi la banda intitolata a Lao è diretta da Ignazio Murtas che mi accoglie alle prove con entusiasmo, e mi fa sedere tra i giovani e talentuosi musicisti a suonare parte del loro repertorio. Alla fine racconto il mio progetto e prometto a Ignazio che prima o poi scriverò qualcosa per la banda!

Non può mancare un accenno alla flautista Simona Pittau, non solo perché la ricordo adolescente come studentessa al Conservatorio di Cagliari, ma perché il suo talento e la sua determinazione l’hanno portata dalla Banda Musicale Silesu ad una delle orchestre più importanti al mondo, la Sinfonica di Vienna “Wiener Symphoniker”. E come se non bastasse Simona insieme alla famiglia hanno messo su la fattoria didattica Tanca De Soli dove insegnano ai bambini, ma anche ai grandi, la vita di campagna.

Sanluri 377 tappa

352/377: Sanluri

ISPIRAZIONE

Sanluri
Pane civraxiu

Manca ormai meno di un mese alla fine del viaggio, ma il maltempo fa pesare ogni giornata. Pedalo da Villamar a Sanluri sotto la pioggia battente e arrivo fradicio a casa dell’amico Alessandro che mi ospiterà per la giornata.

Indossati abiti asciutti facciamo un giro, attrezzati di ombrello, nel centro di questa cittadina di poco più di 8000 abitanti, uno dei più importanti centri del Campidano.

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Chiesa sconsacrata di San Lorenzo

Tra le tante chiese presenti la più affascinante è quella ormai sconsacrata di San Lorenzo, del periodo tardo romanico, costruita con varie litologie, con un porticato che ne copre l’ingresso e un piccolo rosone. All’interno sono presenti importanti arredi lignei. Sulla via San Lorenzo, proprio qui di fronte, un muro è abbellito dalle opere dell’artista Antonio Porru, che ha realizzato diversi murales in tutto l’abitato.

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Dettagli di opera muraria di Antonio Porru

Non lontano da qui, accanto all’ex-mattatoio, si trova la chiesa di San Martino, anch’essa di epoca medioevale e in stile romanico. Anche qui la facciata è coperta da un loggiato che gira intorno a un lato della chiesa.

Vicino al Municipio si trova invece la chiesa di San Pietro. Era qui che un tempo si trovava un bellissimo retablo realizzato da un anonimo chiamato il Maestro di Sanluri, portato a Cagliari per un restauro e rimasto in esposizione lì.

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Ingresso del castello di Sanluri

Alessandro mi accompagna a quelli che si dicono essere i resti delle antiche mura medioevali che un tempo cingevano l’abitato, ormai un pilastrino di pietre all’ingresso di un’abitazione. Rimangono delle porte che interrompevano la cinta muraria. Una di queste è quella che conduce al simbolo più importante della Sanluri medioevale: suo castello. Alessandro mi lascia qui per qualche ora in modo da poter visitare con calma il suo ricchissimo interno e le esposizioni che ne raccontano la storia nei secoli.

Unico castello medioevale sardo abitabile, venne costruito alla fine del XII secolo  al confine tra il giudicato di Càralis e quello di Arborea. Nel 1355 passa in mano agli aragonesi che lo usarono come baluardo di difesa dagli attacchi del giudicato di Arborea. La storia tra le due parti culmina con la famosa Battaglia di Sanluri nel 1409, dove i sardi hanno la peggio nelle campagne fuori dal borgo, sterminate nell’area che oggi viene chiamata S’occidroxiu, il macello.

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Interno del castello di Sanluri

Ma la storia del castello continua fino agli anni Sessanta, quando il conte Alberto Villasanta lo eredita e decide di restaurarlo e renderlo fruibile al pubblico. Vengono allestiti il museo resistenza, con oggetti appartenuti a Garibaldi, e della Prima Guerra Mondiale, con una bella esposizione di armi e oggetti.

Dopo la scomparsa del conte nel 2015 anche la parte un tempo abitata è oggi visitabile: la stanza da letto con mobilio ottocentesco, lo studio che mette in mostra la corrispondenza epistolare del conte con D’Annunzio, il salotto, la cucina. Oltre a riproduzioni di abiti medioevali, si trova una collezione impressionante di cere, più di 400, con età che vanno indietro anche fino al Cinquecento, e tra cui anche delle rare cere messicane.

La visita prosegue sul tetto del castello, dove si può camminare lungo il bordo merlato e arrivare fino alle torri angolari. Il sole è calato e il cortile interno illuminato mi ributta in un’atmosfera medioevale.

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Ingresso del Convento degli Scolopi

Ma Sanluri è tanto altro. Alla mattina prima di ripartire riesco a percorrere la ripida salita che mi porta al Convento degli Scolopi, che vorrei visitare, ma purtroppo al mio suonare il campanello non risponde nessuno. L’altra menzione la meritano le Cantine Su’Entu che nel 2018 hanno ricevuto il riconoscimento Wine Landscape 2.0 per la loro produzione di qualità connessa all’attenzione verso il paesaggio della Marmilla e che sta attirando un turismo sostenibile e di qualità.

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Sanluri
I campi di Sanluri Stato

L’amico Alessandro mi ospita nella sua casa a Sanluri Stato, e mentre spizzichiamo pezzi del buonissimo pane civraxiu tipico di Sanluri, mi racconta della storia di questa frazione nel mezzo del Campidano che dista pochi chilometri dal centro abitato, costituita da case sparse, terreni, dal piccolo abitato di Strovina e dalla stazione ferroviaria, dove un tempo qui, come in altre zone della Sardegna, si trovavano solo acquitrini malsani e la malaria era di casa.

Già a metà Ottocento iniziarono i lavori di bonifica, ma è solo negli anni venti del Novecento, sotto il fascismo e con l’istituzione di Mussolinia di Sardegna, l’attuale Arborea, che le bonifiche vengono completate. Con l’assegnazione di case e terreni a coloni provenienti principalmente dal Veneto, queste zone si popolano.

Gli appezzamenti di terreno e le case coloniche hanno nomi che richiamano la geografia del Veneto, e soprattutto nomi di luoghi legati alla Prima Guerra Mondiale. Non lontano da Strovina, al Podere Settecomuni, abitano i genitori di Alessandro. La mamma Lina è nata e cresciuta in Sardegna, ma i suoi genitori furono tra quei coloni che qui arrivarono dal Veneto agli inizi degli anni Trenta. Mentre il padre di Alessandro, Vittorio, proviene dalla provincia di Mantova, ma rimase in Sardegna dopo il servizio militare espletato a Cagliari.

La mattina dopo, quando lascio casa di Alessandro, pedalo in direzione di Samassi attraversando tutta la zona bonificata, oggi percorsa da importanti sistemi di canalizzazione delle acque. Mi fermo a osservare i campi. Come già successo durante la mia visita ad Arborea, anche qui si respira aria di pianura Padana, non solo nella geografia e nello stile delle proprietà terriere, ma anche nella parlata degli abitanti, i quali parlano certamente un buon Campidanese, ma il loro italiano ha ancora l’accento del nord!

Villamar 377 tappa

351/377: Villamar

ISPIRAZIONE

Villamar
Ex-casa del podestà della Cooperativa Villa Chiara

Non basterebbe un blog intero per descrivere Villamar…o per lo meno per come me l’hanno presentata Gianluca, presidente della Pro Loco insieme a Mauro, Giampiero, Angela, Salvatore e Pietro della Cooperativa Villa Chiara (così chiamata perché le mamme dei soci per coincidenza si chiamano tutte Chiara) che oggi mi ospitano in una bellissima struttura ricettiva, la ex-casa del podestà, completamente ristrutturata e da loro presa in gestione.

Villamar, un tempo chiamata Mara Arbarei, ha un centro storico ricchissimo di storia. Il cosiddetto “quartiere maiorchino” venne creato dai mercanti delle isole Baleari che commerciavano grano nel Mediterraneo.

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Il retablo di Pietro Cavaro alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista mi guida il piccolo Davide (figlio di Giampiero, membro della cooperativa) attraverso le meravigliose cappelle, come quella della Madonna d’Itria, di cui si dice che uno degli orecchini della statua, proveniente dall’omonima chiesetta campestre, si muova senza motivo.

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Affreschi alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Poi c’è la cappella delle anime con strani affreschi raffiguranti dei teschi; o quella del Rosario con un bellissimo retablo. Ma è certamente l’impressionante retablo di Pietro Cavaro, commissionato da Salvatore Aymerich nel 1518, l’attrazione del luogo.

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Chiesetta di San Pietro

Visitiamo l’ex convento con un bellissimo portale e finestre in stile aragonese; la chiesetta di San Pietro, del 1250, sul muro esterno della quale si vedono ancora i particolari segni a forma di impronta lasciati dai pellegrini; la casa padronale maiorchina con un bel cortile con forno, le ex-stalle e il granaio.

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Cortile della casa padronale maiorchina

Superato il monte granatico, simbolo di uno dei territori più importanti del “granaio di Roma”, ci dirigiamo alla periferia, verso la collinetta dove si trova la chiesa di Antoccia, costruita su un vecchio tempio. Tutta l’area intorno è ricca di giardini e orti. Qui un tempo passava il Flumini Mannu, quello che sfocia a Cagliari, poi deviato, sul quale si trovavano mulini e norie. Oggi qui si trova un parco giochi e, non lontano, la Cooperativa Sardo Sole, una filiera di farina e pasta.

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Le colline intorno a Villamar

Fuori dall’abitato si trovano un vecchio ponte romano con i resti sepolti di alcune terme, e più lontano, su una collinetta, i resti di un castello che segnava il confine tra il giudicato di Càralis e quello di Arborea. E poi tanti resti di nuraghi e chiese campestri, come quella di Nostra Signora di Monserrato, oggi chiamata Santa Maria de Sinnas de Mara, all’interno dell’omonimo parco con area attrezzata per i picnic, oppure quella della Madonna d’Itria, dove una leggenda narra che qui si fermarono i buoi trainanti il carro che portava la statua (che ho visto alla chiesa parrocchiale e che era in origine destinata a Pauli Arbarei). Non ci fu verso di smuovere i buoi dunque si decise che la statua doveva rimanere qui e vi si costruì una chiesa.

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Vicoli del paese

Rientrati nel centro del paese camminiamo tra vicoli di impedrau e le case di arenaria e ladiri dai bellissimi portali fino ad arrivare al sito dove si trovano i resti di una necropoli punica, proprio in mezzo al paese, importante perché una delle poche tracce dei cartaginesi in zone interne dell’isola.

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Dettaglio di un murale di Antioco Cotza

Il resto della passeggiata è un vero e proprio tour dei murales. Questa tradizione di street art, qui iniziata da Antioco Cotza negli anni Settanta, prosegue florida fino ai giorni nostri. Dai primi murales, che quasi non si vedono più, si passa a quelli più recenti di Manu Invisible passando una gamma incredibile di stili e colori.

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Murale raffigurante Antonello Salis, nato qui

Il jazzista Antonello Salis, nato qui, è ben rappresentato, ma ci sono anche altri personaggi della storia e cultura sarda, e tematiche storiche e sociali importanti affrontate da parte di svariati autori locali, la più giovane dei quali è Silvia Cara.

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Vecchio murale

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

 

Ci rechiamo poi a far visita a due interessanti personaggi: il primo è Antonio Sanna, artista di molti murales a Villamar. La sua casa brulica delle sue opere. Mi colpiscono, in particolare, il quadro che ritrae il paese allagato (un richiamo al “Mara” o “-mar” che derivano dalla parola mare) e il quadro intitolato “se Villamar fosse una città”. Ma la cosa più incredibile la vedo quando Antonio apre una botola nel centro del salotto: neppure un metro sotto si apre un pozzo del VI secolo A.C.!

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Quadro di Antonio Sanna

Il secondo personaggio è Luigi Murgia, artista produttore di botti convertite in mobili, ma non solo. La sua casa è piena di svariati oggetti da lui creati, in legno, a sfondo “sardo”. Ci mostra con orgoglio bastoni levigati, zucche dipinte, porta oggetti, vassoi e tanto altro. E anche l’esterno della casa è particolarissimo, con oggetti in ferro battuto e un vecchio pozzo all’ingresso.

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Le botti realizzate da Luigi Murgia

Davvero non basterebbe un blog intero per descrivere Villamar…eppure un blog sul paese esiste! È quello della scrittrice locale Albertina Piras che, se siete ancora curiosi di scoprire curiosità su questo paese al confine tra Marmilla e Campidano, potrete consultare QUI.