377_CD_COVER_Sebastiano-Dessanay Notizie

Album 377: di Sebastiano Dessanay

Il 23 aprile 2022 è finalmente uscito il tanto atteso disco 377: di Sebastiano Dessanay, con e musiche scritte durante il 377project! Trattasi di un DOPPIO CD in DIGIPACK DELUXE contenente un libretto in formato POSTER A3.

Il disco è acquistabile nelle seguenti modalità:

  • Sul negozio dell’associazione 377 (tramite carta, bonifico bancario, PayPal)
  • Sulla pagina Bandcamp di Sebastiano Dessanay
  • Presso i seguenti negozi di dischi in Sardegna:
    – Alta Fedeltà – Via Grazia Deledda, 27, 09127 Cagliari CA
    – Mr Musick – Piazza Goffredo Mameli, 1, 08100 Nuoro NU
    – Messaggerie Sarde – Piazza Castello, 11, 07100 Sassari SS
    Libreria Emmepi Ubik – Corso Umberto I, 235, 08015 Macomer NU
    Closer Rock Shop – Via Tirso, 148, 09170 Oristano OR


Sebastiano Dessanay contrabbasso, ukulele basso, composizioni
Peter Waters pianoforte
Roberto Migoni batteria
Francesco Morittu chitarra classica e campidanese

e

Emanuele Contis sassofono soprano su A su printzípiu e Tramas coloridas
Max De Aloe armonica cromatica su I fili di Maria e Le luci calano sul Campidano

e frammenti di:

Nicola Loi all’inizio di Spéndulas
Su Cunsertu Bonarcadesu 
all’inizio di Altopiani basaltici
Coro di Ozieri all’inizio di Ammentos
Giovanni Magrini e Michele Mastio 
all’inizio di I fili di Maria
I giocattoli del vento di Michele Loi all’inizio di La leggenda di Rebeccu
Silvano Fadda all’inizio di Tramas coloridas
Tenore de Orosei Antoni Milia 
all’inizio di Sa processioni
Tonio StaraPiero Piras e Diego Deidda 
tra Sa processioni Le luci calano sul Campidano

Artwork e design di Valentina Vinci

Una produzione di Sebastiano Dessanay e Associazione 377
© Sebastiano Dessanay
℗ 2022 Sebastiano Dessanay e Associazione 377
ALL RIGHTS RESERVED


Contenuto:

DISC 1
01 Si parte!
02 A su printzípiu
03 Attraverso i monti
04 (Dopo 40 giorni e 40 notti) finalmente il mare
05 In laguna
06 Balentes
07 Preghiera del pastore
08 Alla cantoniera
09 Spéndulas
10 Altopiani basaltici
11 Sotto le pale eoliche
12 Ammentos
13 I fili di Maria
14 Tutto brucia (salvate gli animali!)

DISC 2
01 Ballu
02 Incontros
03 La leggenda di Rebeccu
04 Montalbo
05 Sacro profano
06 Tramas coloridas
07 Ospitalità e diffidenza (quello che entra nelle case)
08 Alzàti e falàti
09 Miniere
10 I flussi di Molara
11 Sa processioni
12 Le luci calano sul Campidano
13 In s’aera
14 Il viaggio continua…

377 project è un progetto artistico dedicato alla Sardegna. Tra il 2018 e il 2019, in solitaria per 14 mesi, ho visitato i 377 comuni della Sardegna, uno al giorno, viaggiando esclusivamente in bicicletta. Fuori dalle rotte e dalle logiche del turismo contemporaneo, con un ukulele basso nel bagaglio essenziale, è stata per me l’occasione di raccontare la mia isola in suoni, parole e immagini: una terra piccola, che qualcuno definì «quasi un continente» ma che io preferisco chiamare, per le sterminate diversità che contiene all’interno, «tanti continenti».

Ciò che mi ha spinto ad intraprendere questo viaggio è stato il desiderio di conoscere a fondo la mia terra, i paesaggi, i nuclei urbani e le persone, lasciando che la mia musica ne assorbisse l’essenza. Con il mio ukulele basso ho così composto 377 frammenti sonori, uno al giorno per ogni comune visitato, con l’idea di arrangiarli ed espanderli ad altri strumenti una volta terminato il viaggio.

Il raffinatissimo tocco di Peter Waters, il solido drumming di Roberto Migoni, l’inventiva di Francesco Morittu, il lirismo degli ospiti Max De Aloe e Emanuele Contis, nonché le loro idee ed arrangiamenti, hanno impreziosito i miei frammenti i quali hanno preso vita, diventando versioni poliedriche di ciò che in origine avevo creato con il solo ukulele basso.

Interagendo col suono del mio contrabbasso questi musicisti hanno contribuito a creare sonorità e atmosfere che descrivono bene in musica ciò che ho provato durante il viaggio: l’entusiasmo dell’inizio, lo stupore davanti a scenari incredibili, davanti alla natura, all’archeologia, la malinconia trasmessa da alcuni piccoli paesi in via di spopolamento, la calma ammirando alcuni paesaggi incontaminati e a volte desolati, l’energia degli abitanti di alcuni paesi vivaci, e anche la tristezza di alcune storie narrate.

Ho inoltre deciso di inserire in questo lavoro alcune registrazioni effettuate in viaggio, per dare l’idea dei suoni che mi accompagnavano tra un paese e l’altro, suoni della natura ma anche di attività umane e di musiche della tradizione sarda eseguite da artisti che ho incrociato lungo il viaggio.

377 è un numero magico, uno dei pochi a tre cifre nella sequenza di Fibonacci, quindi legato alla sezione aurea, un numero che in natura unisce il micro al macro, l’umano al divino, e che ha riempito di bellezza e di aura speciale questo progetto.

Spero che l’ascolto di questo lavoro possa avvenire in maniera lenta e creativa, possibilmente attraverso un buon impianto di trasmissione del suono, in modo che anche voi possiate compiere un viaggio indimenticabile come quello che ho compiuto io attraverso la Sardegna.

Buon ascolto!

Sebastiano Dessanay

 

377-project-disco-crowdfunding Notizie

377: il disco – Campagna Crowdfunding

377-project-disco-crowdfunding

Carissimi amici,

dopo quasi due anni dalla fine del mio viaggio in bicicletta attraverso i 377 comuni della Sardegna sto finalmente per realizzare uno dei prodotti artistici a cui tengo di più, il disco delle musiche scritte in viaggio con il mio ukulele basso. Insieme a me nel disco ci saranno i fenomenali musicisti Peter WatersRoberto MigoniFrancesco Morittu, e gli ospiti Emanuele Contis Max De Aloe.

Per realizzare questo disco ho bisogno del vostro aiuto!

La campagna di Crowdfunding

Oggi è partita la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. Ciascuno di voi potrà contribuire alla realizzazione del disco 377 con una donazione libera o con una donazione che prevede delle ricompense originali tra cui:

  • Il disco in CD o VINILE
  • Gadget di design originale 377 tra cui shopper, tazze e maglietta
  • Stampa serigrafica itinerario 377
  • Tappeto artigianale itinerario 377

Andate a frugare sulla Pagina del Crowdfunding e troverete tutti i dettagli sul progetto, il disco e gli omaggi.
Donate qui se potete, anche un piccolo importo può fare la differenza! Sarete di immenso aiuto anche se diffonderete questo link e mi aiuterete a raggiungere l’obiettivo. La campagna ha durata di un mese…forzaaaaa!!!

Vi ringrazio in anticipo per la vostra collaborazione e non vedo l’ora che questo nuovo prodotto del 377 project possa vedere la luce. Soprattutto non vedo l’ora di poter dire che anche questo è potuto avvenire principalmente grazie alla generosità delle persone!

Sebastiano Dessanay e l’Associazione 377

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377/377: Cagliari

ISPIRAZIONE

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Margine Rosso di Quartu Sant’Elena, brutta giornata d’inverno. Stesso luogo dove più di un anno fa, in bellissime giornate estive, pianificavo questo folle viaggio.

Molta stanchezza, ma ho un ultimo sprazzo d’adrenalina e di energia. Ho dormito bene. Ben diverso dalla notte prima della partenza a Nuoro nella quale quasi non chiusi occhio.

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Bagagli sempre con me, ukulele compreso, mi metto in viaggio per l’ultima tappa, alla volta della mia città natale, tragitto che mi sono già immaginato centinaia di volte, fantasticando sull’arrivo.

Costeggio la spiaggia del Poetto, l’entusiasmo sale, arrivo al cartello d’ingresso Cagliari, ultima volta dell’adesivo 377, e l’entusiasmo sale ancora, poi area di Molentargius e delle Saline, vasche salanti, canali, e in lontananza le colline calcaree di Cagliari, Sella del Diavolo, Sant’Elia, Monte Urpinu, e oltre all’entusiasmo monta anche l’emozione.

Lungo strada si sono uniti a me alcuni amici e tutti insieme verso via Roma per l’ultimo, ma veramente ultimo, ed emozionante tratto.

377-Cagliari-blog-2 by Francesca Ardau
Foto di Francesca Ardau

Via Roma, per fortuna il semaforo angolo Rinascente è verde e non devo fermarmi, con le persone fuori dal Municipio che già acclamano, e le vedo tutte, accoglienza strepitosa al grido di “bravo Seba!” e un “tagliati la barba!”.

Familiari, amici cari, e amici accumulati in viaggio, gente da tutta Sardegna: Cardedu, Furtei, Dorgali, Pimentel, Seui, Sant’Antioco, Pattada, Capoterra, Narbolia, Ozieri, Santa Giusta, Morgongiori, Serri, Oristano, Sadali, Tula, Quartu Sant’Elena, Perdaxius, Austis, Villaputzu, Siliqua, Orosei, Serrenti, Marrubiu, Guspini, Silius, Decimomannu, Mandas, Guasila, Norbello, Uta, San Nicolò d’Arcidano, Villa San Pietro, Nule, Monastir, San Gavino Monreale, Nuoro, Gonnesa, Cabras, Berchidda, San Sperate, Seulo, Nureci, Sardara, Donori, e chissà quanti altri mi sfuggono o non ho neanche visto, e ovviamente moltissimi da Cagliari.

E fotografi, giornalisti, e lo champagne aperto a mo’ di vincita gran premio di Formula Uno, e la barba da tagliare innaffiata di bollicine!

E poi la splendida accoglienza dell’amministrazione del Comune di Cagliari, dal Sindaco Paolo Truzzu, l’assessore al Turismo Alessandro Sorgia e gli altri assessori e consiglieri, ci sono tutti e io stringo le mani con le mie umide di champagne, e i rappresentanti della Città Metropolitana, sorrido a tutti, saluto amici, faccio dichiarazioni e selfie a non finire, me la godo tutta!

377-Cagliari-blog-3 by Francesca Ardau
Foto di Francesca Ardau

Poi in aula consiliare, discorsi, applausi, Giacomo Serreli che fa domande, risposte, applausi, musica da solo e con gli amici musicisti Tenores Antoni Milia di Orosei e i Fantafolk, Andrea Pisu alle launeddas e Vanni Masala all’organetto.

E doni, e ancora applausi e poi un bel rinfresco offerto dalla Coldiretti dove posso salutare e ringraziare tutti quelli che son venuti da lontano a godersi questo momento!

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Finalmente, quando tutto si acquieta un po’ e la gente va via, posso rilassarmi con qualche amico che poi mi seguirà nell’ultima parte della giornata, la passeggiata turistica in compagnia di Roberto dell’ufficio Cagliari Turismo, che ci racconta alcuni fatti, personaggi e segreti di questa città, la città del sole che è uscito, ma che tramonterà presto.

Dal bellissimo Municipio, insieme a un nutrito gruppetto di amici, saliamo verso Piazza Yenne e ascoltiamo la storia della statua di Carlo Felice, che un tempo puntava il dito verso il porto, l’inizio della “Carlo Felice”, ma poi la ruotarono quando il dito ormai indicava solo delle latrine pubbliche.

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Poi su tra i negozi di via Manno, uno dei lati dello storico quartiere della Marina, e l’ingresso nel quartiere Castello dalla porta dei due Leoni, il Teatro Civico senza copertura, il palazzo Boyl con le palle di cannone incastonate a ricordo dei bombardamenti da parte di inglesi, spagnoli e francesi, il Bastione, la sua piazzetta D.H. Lawrence, dalla terrazza del quale avvisto i luoghi che conosco così bene, il quartiere di Villanova, San Benedetto, Monte Urpinu, ai piedi del quale son nato e cresciuto.

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Saliamo in via Canelles tra targhe e case-torre, alcune ancora in rovina dai bombardamenti americani di quasi 80 anni fa. Ancora panorami, la “pietra cantone” bianca dappertutto, e l’arrivo in Cattedrale dal portico in via del Fossario, l’ingresso nella bellissima chiesa, la discesa nell’incredibilmente decorata cripta che contiene le reliquie di tutti i martiri cagliaritani.

Usciamo col buio e nel rientrare verso piazza Yenne costeggiamo l’antico Municipio ed il Palazzo Regio. Arriviamo fino a Piazza Indipendenza e la Porta Cristina, con la bella torre di San Pancrazio illuminata e il Museo Archeologico chiuso.

Poi giù, verso via La Marmora e in via Santa Croce, passando dal Ghetto degli Ebrei, che al momento ospita una bella mostra fotografica che non abbiamo tempo di vedere.

Il Bastione di Santa Croce, affacciato sulle luci dell’altro quartiere storico, Stampace, con le sue moltissime chiese tra cui quella che ospita Sant’Efisio, e la via Stretta, strettissima, dove passiamo a stento tra le piante.

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Una volta usciti dalla Porta dell’Elefante, con la sua omonima torre su un lato della quale si trova il bianco elefantino di calcare, scendiamo le scalette Santa Chiara.

Ci rendiamo conto che il tour che sarebbe dovuto durare un’oretta, in realtà è prossimo alle tre ore, per la mia ancora insaziabile voglia di sapere, di fermarmi a salutare persone e a parlare con questo e con quello.

In Piazza Yenne ci salutiamo e adesso sono veramente arrivato alla conclusione di quest’avventura durata quattordici mesi, circa 5000 chilometri di pura libertà in luoghi magici.

Lo stretto abbraccio di un’isola e delle sue 377 comunità, migliaia di persone incontrate, centinaia di esperienze, decine e decine di nuove amicizie.

Mi sento soddisfatto.

Ce l’ho fatta. Ma non è finita qui…

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Foto di Maria Vittoria Pericu

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Come riassumere Cagliari in una giornata? Impossibile.

Allora per l’ultima serie “I Grandi Assenti” ecco ciò che di Cagliari non ho potuto vedere oggi, ma che per fortuna conosco bene e che vi invito a visitare: la spiaggia del Poetto, bagni d’estate, passeggiate e caffettini nei suoi innumerevoli chioschi d’inverno.

Il vecchio borgo Sant’Elia e il Lazzaretto, la basilica di Bonaria, con la sua necropoli, e il cimitero monumentale, la necropoli di Tuvixeddu e la Grotta della Vipera.

Monte Urpinu, il colle di San Michele col suo castello, l’Anfiteatro Romano.

I musei, l’Archeologico, la Cittadella dei Musei, i Giardini Pubblici e la Galleria Comunale d’Arte, il mercato di San Benedetto, uno spettacolo al Teatro Lirico, una passeggiata nelle vie commerciali, una cena in uno dei numerosi ristorantini del centro storico.

E se potete arrivare a Cagliari in nave, fatelo. È vero, dall’aereo, arrivando dal mare, spesso si sfiorano le bianche colline calcaree e la città, ma dal mare vi sembrerà di “entrare” nelle viscere di questa bellissima città.

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371/377: Soleminis

ISPIRAZIONE

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Oggi gioco in casa. Nessun viaggio. Sono qui da ieri notte, finalmente comodo a casa dei miei genitori, dopo un giorno di meritato riposo. Manca solo una settimana alla fine del viaggio e questa pausa mi sta ricaricando per godermi il finale pieno di energia.

Appuntamento alle 10 con Davide, un amico e collega di studi nel corso di contrabbasso al Conservatorio di Cagliari, che vive qui a Soleminis dall’età di 13, ma nato a Cagliari e vissuto in Sicilia, poi a Nuoro, prima di approdare in questo ridente paesino a due passi da Cagliari.

Una storia simile alla mia, solo che Davide adesso è specializzando in medicina e il contrabbasso rimane nella sua stanza, in attesa un giorno di essere ripreso a studiare seriamente!

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Iniziamo il giro in bicicletta uscendo dal paese in direzione Monte Arrubiu.

Conosco bene queste colline, quasi montagne, avendole rilevate tutte nel dettaglio per la mia tesi di laurea in geologia, e poi ci son venuto spesso, sia in bici che a piedi, ogni volta che desideravo tranquillità a osservare il panorama.

Finito l’asfalto entriamo nell’area della Forestale, e ci aspetta un po’ di sterrato, fino a raggiungere un caseggiato e la Madonnina.

Essendo domenica, c’è un po’ di gente che passeggia e ci passano accanto dei bikers, probabilmente ignari del mio progetto. Saliamo a piedi tirandoci dietro le bici fino a un deposito d’acqua, dal quale si gode una vista spettacolare, e il paesino di Soleminis appare minuscolo sotto di noi.

Riscendiamo in picchiata incrociando qualche cagnolino, per fortuna innocuo, e rientriamo fino alla chiesa parrocchiale di San Giacomo, dove è in corso la messa domenicale.

Questo era il primo nucleo del paese e, all’interno della chiesa, si trovano dei preziosi dipinti e un crocifisso ligneo che mi riprometto di vedere in altra occasione.

Soleminis è anche uno dei centri dove passa il Cammino di Santu Jacu, il Santiago sardo.

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Riusciamo dal paese in direzione Sa Cavana, una località dove si trova qualche casa sparsa, inclusa quella conosciuta come “luogo misterioso”, dove in passato si organizzavano concerti ed eventi culturali, e dove son stati registrati svariati dischi di artisti sardi.

Da qui possiamo anche ammirare la collinetta di Cuccuru ‘e Cresia, dove si trovano dei resti archeologici, chissà che anche qui non ci sia una Barumini nascosta, più grande dell’originale (il tormentone locale per ogni collina dalla Marmilla in giù!).

Costeggiamo le vigne delle tenute Pili, produttori di buon vino locale, e risalendo uno sterrato, che nell’ultimo tratto si fa ripidissimo, arriviamo alla chiesa campestre di Sant’Isidoro, altro punto dal quale, dall’alto, si vede il paese.

Proseguendo per una strada bianca arriviamo alla sommità di una collina dalla quale finalmente la vista si estende fino a Cagliari e al suo territorio, inclusa la Sella del Diavolo, il mio traguardo finalmente in vista!

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Ritorniamo in paese proprio prima di pranzo, costeggiando per un po’ la linea ferroviaria e arrivando proprio alla stazione del treno, quello che un tempo da Cagliari, e ora da Monserrato, arriva fino a Mandas e a Isili, la tratta percorsa dallo scrittore inglese D.H. Lawrence che descrisse l’esperienza nel suo libro Mare e Sardegna.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

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Vado a salutare i vicini di casa, Lucio e Clelia, dopo tanto tempo, per chiedere anche dei contatti in paese che mi possano raccontare qualche storia.

Lucio mi mette in contatto col cugino Alberto, che con la moglie Paola hanno messo su l’associazione Elisa Deiana, in ricordo della loro figlia, morta in un incidente stradale a soli 20 anni.

Proprio dall’altro lato della collinetta di Cuccuru ‘e Cresia, ai bordi del paese, sorge una bella struttura, la Casa di Elisa, dove mi reco per incontrare i signori Deiana, che mi accolgono e mi raccontano questa bella storia nata da una tragedia.

Alberto mi racconta che un giorno dopo la morte di Elisa, sfogliando tra tutte le carte della bellissima figlia, trovarono uno scritto di quando Elisa aveva solo 8 anni che diceva: “Riflessione: io ho tutto, però desidero avere una casa dove ospitare della gente che non ha casa, perché credo che sto facendo poco per loro. Io, non è che voglio una gran piscina, ma vorrei aiutare sempre le persone” (testo originale).

Gli organi di Elisa vennero donati subito dopo la morte, e il suo fegato fu utilizzato per il primo trapianto in assoluto in Sardegna.

Da qui l’idea di onorarne la memoria con un’associazione che si dedicasse ad aiutare i trapiantati e le loro famiglie.

All’inizio con la vendita di piccoli oggetti, e poi con le donazioni del 5 per mille, pian piano Alberto e Paola riescono a poggiare la prima pietra di questa struttura nel 2011, e finalmente ad aprirla nel 2018, riuscendo a ospitare nel primo anno più di 700 persone, gratuitamente, e senza accettare nessun tipo di offerta.

Mi mostrano con orgoglio una delle stanze (l’unica libera), la cucina, la sala lavatrici, e il giardino esterno con un bell’ulivo secolare…Il “primo trapiantato della struttura” aggiunge Alberto sull’ulivo appartenuto al nonno e portato qui da quel terreno.

Racconto ad Alberto del mio viaggio, e di aver effettivamente visto in moltissime attività commerciali in tutta la Sardegna le colonnine in cartone con la faccia di Elisa, per la raccolta fondi dell’associazione.

Alberto mi racconta che ogni marzo, lui alla guida e Paola come navigatrice, si mettono in macchina per raggiungere tutti i comuni della Sardegna, per la consegna delle colonnine in cartone (che in questo momento alcuni volontari stanno confezionando in una sala della Casa di Elisa).

Li hanno visitati tutti e 377, svariate volte…Per amore della figlia.

Nuraminis 377 tappa

363/377: Nuraminis

ISPIRAZIONE

Nuraminis
Scorcio paesano

Quanta gente, quanti nomi da ricordare (Elisa, Francesca, Katiuscia, quelli della Pro Loco, Gigliola, Angelo, Luigi, Ferruccio, Lello, Davide), tutti a disposizione per me.

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La chiesa parrocchiale di San Pietro

E dunque si comincia il giro del paese: scorci urbani, un portico che unisce due case, la pietra calcarea bianca, la chiesa parrocchiale di San Pietro, epitaffi su pietre arrotondate dal tempo, tombe del Cinquecento sotto i pavimenti, un retablo del 1628, un organo antico, la via crucis in bronzo dello scultore Argiolas di Dolianova, la chiesetta della Misericordia.

Nuraminis
Antico lavatoio

E poi il parco comunale, il lavatoio degli anni Trenta, la fonte Is Muracesus, un murale di Tellas presso il campo sportivo dove una ragazza si allena.

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Al campo sportivo

E poi tanta archeologia: scavi in un sito romano, la monumentale tomba bizantina alla frazione di Villagreca, il vecchio villaggio medioevale di Siuttas, il protonuraghe Sa Corona.

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Tracce archeologiche a Sa Corona

È un miracolo che riesca a fare un salto all’anagrafe del comune dove trovo l’atto di nascita di mia nonna materna Margherita, nata qui quasi per caso negli anni d’insegnamento della mamma Pietrina, trasferitasi qui da Gergei.

Al tramonto guardo la costellazione di paesi del Campidano dalle colline calcaree nei dintorni, antichi atolli coralliferi: le luci naturali del tramonto e quelle artificiali si confondono in mille sfumature.

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Bordo calcareo a Sa Corona

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Giampaolo Salice, docente di Storia moderna all’Università di Cagliari, racconta la sua visione di Nuraminis, il suo paese:

“Il mio primo vero sguardo su Nuraminis me l’ha regalato un pastore. Era mio nonno. Lo chiamavano Maximinu, perché era il più piccolo della sua famiglia.

Un giorno venne a prendermi all’uscita di scuola. Avevo undici anni. Mi portò sulla collina più alta del paese, che i nuraminesi chiamano impropriamente Su Padru (il prato). Tirò fuori dalla bisaccia una scatoletta di sardine, il pane, due pomodori. Mangiammo seduti in cima alla collina, in silenzio. Il vento scuoteva l’erba alta, più a valle verso occidente il grano ancora verde formava onde su onde.

Davanti a noi, ai nostri piedi, c’era Nuraminis, come mai l’avevo vista. Il paese mi sembrava allo stesso tempo familiare e sconosciuto, vicino e lontano, piccolo e grande. Non riuscivo a capire perché case e strade fino ad allora familiari e scontate, potessero improvvisamente apparirmi ignote e misteriose.

L’abitato non era grande, ma la terra tutta intorno sì, arrivava fino alla linea dell’orizzonte. Tutto quello spazio che stringevo per la prima volta in un unico sguardo era nostro. Eravamo noi.”

Il racconto continua QUI.

Samatzai 377 tappa

362/377: Samatzai

ISPIRAZIONE

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Palazzina nobiliare in centro storico

Il Sindaco Enrico e il vice Sindaco Andrea mi danno il benvenuto nel paese di Dionigi Burranca, l’ultimo rappresentante della scuola di launeddas in Trexenta. Vengo portato in giro per il territorio. Passate le cave della Italcementi arriviamo al bianco Su Nuraxi, nuraghe di calcare, dove strane incisioni circolari sulla pietra creano un’aura di mistero.

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Strane incisioni circolari nei pressi di Su Nuraxi

Da qualche parte nelle campagne si trova la Perd’e campana, due rocce mobili che sbattendo tra loro suonano come un campanile naturale. Poi c’è Sa boccia ‘e Ferranti, una roccia sferica con diverse coppelle sulla superficie e un taglio semicircolare alla base. Non lontano da questi misteri di pietra si raccoglievano le canne per la costruzione delle launeddas, chissà da quanti secoli.

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La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Mario della Proloco invece mi fa fare un giro per il centro del paese. Posso ammirare il palazzo baronale della Marchesa Darcais, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, il Monte Granatico accanto ad un altro palazzo nobiliare, e poi tante case in mattoni di terra cruda, molte delle quali vuote, e alcune prossime al crollo.

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Casa in mattoni di terra cruda

Intorno alla chiesetta di Santa Barbara un tempo vi era il cimitero ma ora rimangono solo strade costruite sopra. In una casa campidanese con un’ampia corte si trova il museo del fabbro, Sa Domu De Su Ferreri Farris, mentre in alcuni locali vengono preparati i presepi per l’imminente Natale, uno per ogni vicinato.

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Nel cortile del Museo Sa Domu De Su Ferreri Farris

Dopo cena hanno organizzato una suonata in sala prove, atmosfera rock, insieme ai musicisti Andrea, Gabriele, Diego e Fabio. Sono ormai stanchissimo ma libero tutta l’energia possibile sull’ukulele, anch’esso stanco dai chilometri percorsi!

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

La mattina presto prima di partire Pino Melis, che mi ha ospitato per la notte, mi porta con se a prendere ed accompagnare i bambini del paese a scuola. È il “Piedibus” come lo chiama lui: facendo il giro delle strade i genitori lasciano i bambini a Pino, i quali formano una fila ordinata.

Pino sorridendo mi dice che gioca coi bambini a fare il controllore, chiede a tutti i biglietti, pare che alcuni bambini sostengano di avere l’abbonamento. Sono tutti incuriositi dalla mia presenza, uno strano signore barbuto vestito da ciclista.

“Peccato che hai lasciato bici e ukulele a casa” mi dice Pino, “avresti potuto suonare e avrei detto a tutti che il nostro Piedibus ha anche l’autoradio!”.

Pimentel 377 tappa

361/377: Pimentel

ISPIRAZIONE

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Carciofi, uno dei prodotti tipici di Pimentel

Un paese dal nome esotico, tra i campi coltivati della Trexenta, della cui esistenza dubitano molti sardi del nord. In origine il nome era Pramantellu, ancora presente nel cartello d’ingresso sul quale, secondo un rituale che si perpetua da più di un anno, attacco l’adesivo 377, sovversivo marchio del mio passaggio.

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Simbolo a spirale alla necropoli di Corongiu

In epoca ancora più antica esistevano due villaggi, Nuraxi e Saceni, separati dal torrente e oggi riuniti in un unico abitato. Vengo preso in consegna dal vicesindaco Luca e dal vigile urbano Gianpaolo, con i quali andiamo a visitare la necropoli di Corongiu, un sito di domus de janas, alcune delle quali visitabili all’interno, e che presentano misteriosi simboli a spirale.

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Sito archeologico di S’Acqua Salida

Anche nel sito di S’Acqua Salida, detto anche Pranu Efis, si trovano altre tombe, sovrastate da profonde incisioni nelle rocce. Accanto al sito una strana spianata porta i segni della roccia scavata geometricamente, le antiche cave punico-romane.

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Le antiche cave punico-romane

Al chiosco di Cristian la giornata prende una piega diversa. Mentre fuori piove si radunano amici, musicisti, amatori, Patrizio che ha organizzato la giornata, Luca, Piero e Maria Giovanna che mi ospiteranno stanotte. Si suona e si beve a oltranza. Una danza della pioggia al contrario, una musica per sfiancare il cielo che solo dopo molte ore ci dà una tregua e la possibilità di visitare Sa Ruta, la grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, un sito che con le luci del tramonto si carica di una strana aura mistica.

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Grotta di Sa Ruta

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

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Pimentel al tramonto

C’è una storia curiosa legata alla chiesa della Nostra Signora del Carmine. Qui è conservato un vecchio organo a canne prodotto dalla ditta Piras, fondata qui a Pimentel nel 1883 da Giuseppino Piras. La storia vuole che questi iniziò a costruire organi grazie a tre piccoli volumi e un atlante sulle tecniche di costruzione dell’organo a canne ricevuti in dono da un frate francescano, Antonio Porqueddu, ‘maestro organaro’ del convento di San Salvatore a Gerusalemme, in cambio di venti chili di grano. L’ultimo organaro della ditta Piras fu Raffaele Piras, che insegnò l’arte a Giuseppe Palmas che nel 1954 fondò a Segariu la ditta Arte Organaria Sarda.

Oggi mi parlano anche di un tale Giulio Sollai, originario di Pimentel ma che vive a Torino, e che avrebbe compiuto per ben due volte il giro del mondo. Un’informazione che non ho potuto espandere a ‘breve novella’ ma che merita di essere approfondita!

Ortacesus 377 tappa

360/377: Ortacesus

ISPIRAZIONE

Ortacesus
Cortile del Museo del Grano

Manca ormai poco all’arrivo. Le giornate si fanno sempre più corte, la stanchezza mentale è all’apice e l’ispirazione musicale tace, un silenzio spaventoso.

Alla chiesa di San Pietro, al centro di Ortacesus, incontro signor Pino, che mi porta al Museo del Grano, in una bellissima casa antica con un gran cortile su cui si affacciano tutti gli ambienti. Qui mi soffermo a seguire le esposizioni che raccontano la storia del grano, le sue tipologie e le lavorazioni. Ci sono anche sale con mole, telai, una dedicata al maestro launeddista Dionigi Burranca, originario di Samatzai ma che visse qui a lungo. All’esterno invece una bella esposizione di attrezzi e aratri.

Ortacesus
Dettaglio al Museo del Grano

Mi raggiunge in bicicletta il vice sindaco Katiuscia con la quale pedaliamo fino a ciò che rimane della chiesa di San Bartolomeo, crollata ma coperta da una struttura in legno e con la zona dell’altare ancora integra.

Ortacesus
Chiesa di San Bartolomeo

Poi ci spingiamo fuori paese, attraversando i campi, a tratti interrotti da insoliti e aspri affioramenti di granito, i corongius, fino ad arrivare alla necropoli punica e romana di Mitza de Siddi. Qui si ritrovano centinaia di sepolture, di varie tipologie, alcune delle quali visitabili.

Ortacesus
Necropoli di Mitza de Siddi

Al rientro costeggiamo il complesso sportivo del paese, il centro zootecnico della Trexenta, e oltre agli allevamenti di vacche, dietro un recinto colpiscono la mia attenzione animali più insoliti: gli struzzi.

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Ortacesus
Allevamento di struzzi

Era la lontana giornata 80 di 377, a Giba, quando oltre una rete mi colpirono degli insoliti animali: una zebra, un dromedario, un lama, e anche degli struzzi, al Parco degli Angeli. Oggi qui a Ortacesus di struzzi ne ritrovo tanti. L’allevamento fa capo all’azienda agricola Di Penta, che offre pasti anche a base della carne di questo animale.

Curiosamente gli struzzi in Sardegna vennero importati dalla Germania e il primo allevamento, di proprietà del maestro elementare Peppino Meloni, si trovava a Tortolì negli anni Dieci del Novecento. All’epoca la richiesta di piume di struzzo, per ornamentazione degli abiti, era molto alta e l’allevamento raggiunse il numero di 175 struzzi. Venne anche istituito uno struzzodromo dove gli animali venivano istruiti a trainare dei carretti e carrozze.

Il fumettista Bepi Vigna è autore di un libro e dello spettacolo “L’uomo che sognava gli struzzi”, ispirati alle vicende di Meloni.

Guamaggiore 377 tappa

359/377: Guamaggiore

ISPIRAZIONE

Guamaggiore
Le colline della Trexenta

Arrivo a Guamaggiore insieme ad Antonello, ciclista del gruppo Mandas Bike e proprietario del ristorante La Forchetta a Mandas dove fui ospite, sceso per fare qualche chilometro insieme. Entriamo in paese passando un ponte pedonale in legno che unisce due lati del paese, su ognuno dei quali si trova una chiesa.

Guamaggiore
Pozzo nuragico all’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena

Da una parte, superata una pineta, si trova la chiesa di Santa Maria Maddalena, costruita su un nuraghe. Accanto ad essa una costruzione restaurata diventerà un museo. Dentro la chiesa, si trova un pozzo nuragico e due antichissime sepolture, impressionante! Gli anziani del paese dicono che è qui che in antichità si svolgeva la fiera del bestiame. Oggi, dove un tempo si trovava il mattatoio, si trovano i frantoi dell’oleificio Goymaior.

Dall’altra parte del ponte pedonale invece si trova la chiesa romanica di San Pietro del 1214, nucleo originario del paese antico dove c’era anche un’altra chiesa ora scomparsa. Questa bellissima chiesetta, restaurata più volte, si trova lungo il cammino di Santu Jacu, il Santiago sardo.

Guamaggiore
Chiesa di San Pietro

Il sindaco Antonio, ma qui tutti lo chiamano Nello, insieme all’assessore Nicola, mi danno informazioni sull’origine del nome del paese, incerta a dire la verità, del nome di questo paese: il nome originario Goimaior significherebbe “guado maggiore” oppure la “corte maggiore”, la Courmayeur sarda!

Mi portano su una collina dove si trova l’acquedotto e dove un tempo si trovava un nuraghe, sparito. All’ex Monte Granatico si trova una targa che commemora Antioco Vincenzo Melis, commediografo nato qui. La chiesa di San Sebastiano è chiusa per motivi di sicurezza, ma nel vicino oratorio della Madonna del Rosario si trova un bel retablo del Cinquecento, scoperto restaurando la zona del coro.

Guamaggiore
Vigne della Trexenta

Usciti fuori dal paese i campi arati sono coltivati a grano, fave e legumi. Ci sono anche molte vigne, un tempo appertenenti alle cantine Trexenta e ora di proprietà di Enrico Melis di Barrali che produce il vino Barru. La vendemmia avviene ancora a mano, con le sacche che vengono riempite e caricate sugli asini.

Guamaggiore
Resti del nuraghe Barru

Dopo essere saliti in cima ad una collina per visitare l’imponente nuraghe Barru, pentalobato, rientriamo in paese dove Nicola mi mostra il suo allevamento di galline e conigli.

Guamaggiore
Allevamento di galline

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

A Guamaggiore è nato il commediografo Efisio Vincenzo Melis, celebre autore di teatro in sardo. La sua commedia più famosa, Ziu Paddori, venne rappresentata a Cagliari nel 1919. Con grande ironia mette in scena i contrasti tra la città e la campagna, tra la modernità e la tradizione. Ziu Paddori, una delle maschere più popolari della commedia sarda, ricorda una Sardegna pressoché sconosciuta per uno come me cresciuto in una città come Cagliari, una Sardegna quasi immaginaria.

Selegas 377 tappa

358/377: Selegas

ISPIRAZIONE

Selegas
Murale all’ingresso del paese

Oggi trascorro a Selegas solo una mezza giornata col sindaco Alessio perché più tardi siamo tutti invitati alla festa che si svolge a Suelli.

Selegas
Centro storico

Camminiamo per le strade di questo piccolo paese della Trexenta. La scuola elementare è stata trasformata in centro culturale. Il paese è addobbato di murales, risultato di una rassegna di arte urbana nata negli anni Novanta.

Selegas
Murale in centro storico

È rappresentato un po’ di tutto: vita nei campi, agricoltori, buoi. Negli anni recenti anche qualcosa di più astratto, come l’arte di Tellas, e un murale alla cui realizzazione ha partecipato lo stesso Alessio. Anche al parco giochi le cabine in cemento sono state dipinte.

Selegas
Colline intorno a Selegas

Intorno al paese ci sono colline a perdita d’occhio, da qualche parte la chiesa campestre di Santa Vitalia circondata da un colonnato e da cumbessias. Poi le vigne della Cantina Argiolas di Serdiana dove si produce il Turriga, pregiato rosso che prende il nome dalla località poco distante da qui dove venne ritrovata una bellissima statuetta di Dea Madre, oggi esposta al Museo archeologico di Cagliari ma qui ricordata da una statua nel centro del paese.

Selegas
La statua della dea madre di Turriga

Ed eccola lì Cagliari, con la Sella del Diavolo all’orizzonte. La vista dalle colline di Su bruncu ‘e sa guardia e dal complesso archeologico del monte Nuritzi mi galvanizza, l’arrivo è vicino.

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

La frazione di Seuni è un antico villaggio di meno di duecento anime attraversato da una strada romana. Qualche volta penso che dalla divisione in comuni ne siano uscite sconfitte le frazioni, veri e propri paesi i cui nomi spesso cadono nell’oblio. Un vero giro di Sardegna avrebbe dovuto includere i centri abitati e non i comuni. Allora Lollove, Nuchis, Ludduì, Mulargia, Villarios e migliaia di altri centri minuscoli avrebbero avuto per un po’ un riflettore puntato su. Non sarebbe stato 377 ma probabilmente duemila, o anche di più, il tour delle frazioni. Credo che qualcuno l’abbia già pensato…e forse iniziato!